Biscottino è il nome che mi sono dato da fotografo, con questo nome corro coi Podisti da Marte. Andrea è il nome che porto nella vita, vita che con me è stata gentile mi ha dato amaro e dolce, luci ed ombre, amore ed odio.

lunedì 2 luglio 2012

La felicità è questione di piccole cose

Ricevo per email e integralmente pubblico. 
Ricordo che questa non è la mia donazione, ma donazione di un grande uomo, che purtroppo, ci ha lasciati, e sua deve essere per sempre la memoria.
La felicità è sapere che nulla è vano, nulla è inutile. Sapere che anche pochi spiccioli possono aiutare persone in difficoltà, persone che hanno una vita sicuramente più dura della nostra. Ricordare un amico in queste occasioni è speciale e fa bene al cuore.



venerdì 1 giugno 2012

Cortina-Dobbiaco 2012

Ormai mancano poche ore alla partenza per la Cortina-Dobbiaco splendida gara in una delle cornici più belle che le montagne del Nord-Est ci sanno regalare. Durante il percorso si sfiorerà il Cristallo, monte che domina la bellissima e suggestiva Cortina, si lambiranno le Tre cime di Lavaredo meravigliose e solitarie che si ergono verso il cielo. Però, perchè c'è sempre un però, io non la correrò. Questa per me è un'altra delle corse 2012 alla quale non ci sarò. Peccato.
Quest'anno, come lo scorso e forse come il prossimo e il venturo, è un anno strano, molte corse soppresse, molte corse alle quali già sapevo di non poter partecipare già al tempo della iscrizione. 
Amen! Sarò a Dobbiaco ad attendere Ale, che almeno potrà divertirsi senza zavorra ai piedi come accade spesso ormai. 
Ha ragione GioGio quando dice che anche essere presente ad un evento dove tutti parleranno di quell'evento è pur sempre allenamento. 
Alla fine anche il meteo gioca contro, pioverà e farà brutto, così non posso manco provar a salire su qualche montagna nell'hinterland di Dobbiaco e quindi per non aver tentazioni lascio a casa scarpette per la corsa e scarponi da montagna, manco un cordino per passare il tempo mi porto. 
In certi momenti vorrei solo cavalcare la mia moto, sentirne il rumore e le palpitazioni prima di preparare una curva, la testa è li senza pensieri ma impegnata. Ha ragione chi dice che una volta indossato il casco ci si trasforma, spesso per me è un rifugio, nel silenzio (più o meno) del casco e con la strada che corre via veloce. Domenica lo sarà la Val Pusteria, lo sarà Dobbiaco, spero silenziosa come la ricordo.
Alla prossima!



giovedì 17 maggio 2012

104 miliardi

104 miliardi si dovrebbe scrivere 104.000.000.000 una cifra illeggibile dove ci vengono normalmente in aiuto gli esponenziali in base 10, ma questo è il valore fissato oggi per Facebook.
in un primo tempo ero riluttante, come lo sono sempre stato a social network, web 2.0, msn and more, poi piano piano la mia vita è cambiata, sono diventato un po' meno ruvido ed ho scoperto che erano mezzi meravigliosi per poter condividere passioni ed amicizie. Piano piano ho iniziato a tessere un tela su questi nuovi mezzi, lasciando che Facebook diventasse il principe nella mia vita privata, ho eliminato tutti i miei colleghi o ex colleghi con i quali non ci sia un rapporto di amicizia e piano piano alcune persone sono diventate importanti, importanti proprio perchè hanno con me dei rapporti di amicizia reali, rapporti che non terminano sul social network. In questi giorni ero incuriosito dalle cifre da capogiro che quotavano proprio dietro alla quotazione in borsa ed oggi è arrivata la notizia: Facebook vale 104 miliardi di dollari.
Mi sono chiesto cosa renda Facebook così prezioso, certo le informazioni che vi sono contenute in primis - non sono così stupido e in questo campo ci lavoro da troppi anni - ma deve esserci dell'altro perchè le informazioni da sole sono volubili, oggi valgono domani non più se gli utenti che le alimentano non vengono fidelizzati. Questa è la chiave di volta la fidelizzazione, Facebook (FB per tutti, come se fosse un amico globale di tutti noi) ha creato un microcosmo di vita reale proiettata sull'onda veloce dei bit che corrono incontrollati in rete (a volte persino nel tunnel della Gelmini), questo microcosmo pullula di personaggi (io ovviamente sono fra questi): personaggi strani, che manifestano tutta la loro stranezza, personaggi simpatici, antipatici, seri, professionali, giocherelloni; nascono amori, veri o fittizzi; nascono e muoiono amicizie reali o virtuali. Ormai il confine è labile.
FB mi ha aiutato a fare un passo avanti a capire che anche qui, come nella vita reale, tra gli amici esistono quelli veri ed i semplici conoscenti. Amici veri ne ho molti, amici che sanno comprendere quando sei in difficoltà, che ti incitano quando ti serve essere incitato, che ti "lasciano nel tuo brodo" quando serve restare nel tuo brodo, che usano li tuo od il loro wall come se fosse una chiacchierata al bar, dove le incomprensioni si risolvono subito li chiacchierando, altri invece, non la pensano così ed anche nel mondo dei bit si sentono un filo più su, ma poi più su de che?, e alle piccole incomprensioni, magari ad una risposta secca o una domanda troppo secca (perchè in un momento di difficoltà) si offendono, cancellano la loro frase incompresa, in modo che non si legga, ti scrivono in privato sulla mail e di dichiarano offesi, offesi solo perchè hai sentito la necessità di chiarezza, perchè hai avuto bisogno di chiarire un concetto espresso. Poi come si conviene ad un perfetto mondo virtuale, ti tolgono l'amicizia, più facile su FB che nella vita vera. e poi la tolgono anche alle persone a te vicine. 
Io osservo divertito, guardo e penso (lo so, vi chiedete come faccia a pensare con un solo neurone, ma ne ho chiesto in prestito uno ad un amico su FB) penso a come alcuni mezzi facciano uscire il bambino che c'è in noi anche se abbiamo già sentito suonare la campana dei 50 e come ci si debba sentire importanti e pieni di se dopo aver dichiarato la propria offesa, non accettato di comprendere un momento di difficoltà. Bhe virtuale o reale che sia la vita queste persona non meritano nulla e grazie a Dio se ne vanno da sole per la loro strada, sul loro gradino rialzato. Però penso a questo fenomeno e capisco perchè valga 104 miliardi di dollari.
Ora è suonato il contaminuti della torta, vera, fatta di farina, pere, marmellata, uova e tutto quello che ci deve essere dentro, la torta è vera e la mangerò con la persona che amo e che per colpa mia dovrà fare a meno di una amicizia su FB.


venerdì 11 maggio 2012

Non esserci

Non attraverso un periodo felice dal punto di vista atletico, se così si può dire, sono appesantito e debole. Questa condizione ha pesato, ed ancora pesa, e fa si che debba rinunciare a molti appuntamenti che invece mi avrebbero fatto felice, devo spedire - per sua fortuna - Ale a correre da sola. 
A volte però non esserci fa bene! 
Perchè dico così? perchè non esserci stato giovedì 10 alla missione numero 35, e non esserci stato per scelta non per esigenza, ha fatto bene. Mi ha fatto capire che correre è bello e mi ha fatto capire che è stato più "doloroso" non partecipare piuttosto che partecipare appesantito e debole. 
Sono felice, è sicuramente lo stimolo che mancava per ritornare alla missione numero 36.

venerdì 27 aprile 2012


Grazie a tutti per la vicinanza, mai in vita mia mi sono sentito così coccolato e così abbracciato dall'affetto degli amici, tanti amici.
Forse per la concitazione nella scrittura o forse la necessità di riordinare velocemente idee che ordinate non sono, tipico del nostro tempo dobbiamo essere veloci a tutti i costi, potrei non essere stato chiaro, doveva essere un intervento di poche righe, invece è uno dei post più lunghi, disordinati e poco chiari che io abbia mai scritto. 

Vorrei precisare alcune cose, che è necessario precisare:

Per prima cosa, non è un addio, ma semplicemente la necessità di staccare la testa dalla pressione. E' vero quando si dice non devi pensare a cronometri, ma è anche vero che è inutile partecipare ad una mezza maratona, con limite a 2:30 quando sai che non starai in quel tempo e quindi qualcuno, prima o poi ti inviterà, più o meno gentilmente a lasciare. Quanto questo possa essere frustrante potrà raccontarvelo chi lo ha provato, magari recentemente. Frustrante perchè si vede svanita la possibilità di provarci, di provare ad arrivare alla fine, fine di una tappa del viaggio. 

Ho visto termini come piacere e vittoria. Vittoria è fuori luogo e fuori discussione, ci sono molti elementi, il primo è il colore della pelle, che fanno si che il termine vittoria sia incompatibile con la mia condizione di podista. Piacere, ecco, questo termine è sicuramente più attinente, ma cosa è il piacere? E' piacere non riuscire laddove si spera di riuscire? E' piacere sapere che la compagna con cui vivi potrebbe correre come una gazzella ed invece sta li al tuo fianco a soffrire perchè le tue gambe non vanno? E' piacere svegliarsi alle 6.30 per partire con l'auto per un luogo lontano, cambiarsi, partire sapendo che prima o poi qualcuno ti dirà: "E' tardi, sei fuori tempo, dobbiamo riaprire, accosta". Non è eroico, è stupido e poco divertente. 
Riscoprire, invece, che il proprio corpo piano piano comincia a rispondere alle sollecitazioni, che il ginocchio riprende a rimbalzare, che il passo comincia a girare e che le scale sono tornate scale e non più incubo è più piacevole. Ci sono però momenti in cui è necessario che la testa stacchi, non per sempre, ma stacchi. 

Tornerò, certo che tornerò, i marziani sono splendidi, così come è splendido il progetto che si porta avanti giorno per giorno, devo solo ripararmi.

In generale, spesso, ed io sono il primo a farlo, pensiamo di sapere ciò che è meglio o peggio, ma in realtà ogni persona, ogni uomo o donna, è differente dall'altro, ognuno di noi è singolo, la nostra singolarità non dipende dal fatto che somaticamente siamo differenti l'uno dall'altro (c'è chi è più peloso, come il Capitano, chi è più ciccio, come me, chi ha il naso o le orecchie grosse ... e qui mi fermo) ma la nostra singolarità sta nel bagaglio di esperienze, di sentimenti, di sogni e di ambizioni che coviamo nel nostro cuore e nella nostra testa. Apro una piccola parentesi i crimini peggiori sono proprio quelli che invadono e spezzano sogni ed ambizioni, che toccano gli uomini nell'anima e nei sogni. 

Io arrivo da una esperienza e un passato privo di condivisione, privo di momenti di gioia vissuti assieme. Spesso passavo il mio tempo libero a "fare cose" per l'altra persona, mai per me e soprattutto mai per noi. Ora ho una vita nuova, con una donna meravigliosa che riempie la mia vita di gioia ed attenzioni. Molti momenti li abbiamo passati condividendo proprio la corsa, ora però non riesco più e per ora con questo devo fare i conti. Qui inizia il viaggio, perchè di inizio si parlava nella citazione di Marino e non di arrivo, inizia un viaggio nuovo che non so dove mi porterà, ma sicuramente passerà nel cercare momenti assieme, ma nella consapevolezza che non devo diventarne un peso. Non posso pesare su Ale, non devo pesare su Ale e vorrei lo capisse.

Ora devo solo comprendere come incastrare tutti i tasselli e come rimodulare il nuovo, questo devo farlo da solo lontano da uomini e donne in mutandoni con grossi orologi ai polsi e strani copricapi. 

Alla fine, purtroppo per voi, è un arrivederci, non un addio... 


giovedì 26 aprile 2012

Sarebbe più semplice, ma ...

E' un brutto periodo per me ed il mio ego, anche se ormai è rilegato nel polveroso ed inutile indice di un libro dozzinale di pessima scrittura, è un po' frustrato. 
Guardavo oggi le foto di maggio 2011 quando erano ancora evidenti i buchi lasciati dall'artroscopia ed il gonfiore al ginocchio. 
Che palle, direte tutti voi, sempre con questo ginocchio.
In realtà il fracasso del mio ginocchio è stato un evento che ha segnato tutto il 2011 e sta segnando anche il 2012, è passato 1 anno e 8 giorni dal giorno dell'intervento, sapevo che non era una passeggiata e che il recupero sarebbe stato difficile. Ho commesso degli errori? sicuramente! ma chi non ne commette. Ho commesso l'errore di voler correre, correre a tutti i costi, di sottovalutare il tempo che passava e la gamba che non si ingrossava, ho commesso l'errore di voler tornare "nuovo". Nuovo non tornerò, si sa, ogni infortunio lascia comunque un segno, nel mio caso l'infortunio è arrivato in una fascia di età non più reattiva dal punto di vista della crescita muscolare ed a questo devo aggiungere una serie di lacune preesistenti sul mio fisico che, oggi, ho deciso di recuperare.
Succede così che oggi mi guardo e vedo che la mia camminata è meno dinoccolata di prima, che tutto sommato la corsa, anche se lenta e debole, è più fluida, la mia gamba sinistra oggi lavora come la mia gamba destra, l'equilibrio è migliorato, insomma, alla fine è stato come ricominciare.
Ricominciare è brutto e duro, ricominciare vuol dire ripartire da zero, vuol dire che ciò che eravamo non lo siamo più. 
Il 18 aprile 2011 entravo in ospedale pieno di speranza sicuro che avrei recuperato un arto, già in difficoltà, in breve tempo, pensavo che la mia assenza fosse breve e che il ritorno sarebbe stato fulmineo e più performante di prima. Sono entrato in ospedale con la capacità di correre costantemente per circa 10 km al mio passo naturale sui 5.50 min/km, pensavo che in un istante la sistemazione di un crociato rotto da anni mi avrebbe portato a ripartire da 5.50, non è stato così. Tendenzialmente io ho le cosce grosse, robuste e muscolose da sempre, si vede fin dai filmati in super otto di quando ero bambino e camminavo col costume al mare, il 19 aprile 2011 mi guardavo la gamba, avvolta in una calza bianca e vedevo l'osso della coscia come avviene quando guardiamo le cosce di pollo del supermercato. Il 20 aprile con uno sforzo sovraumano riuscivo a malapena ad alzare di un dito il tallone del piede in isometria, io che fino al 17 aprile facevo circa un centinaio di alzate, in vario modo e titolo, in isometria. Il 17 aprile la mia coscia era come il marmo (turgida e nodosa, avrebbe detto SuperSex - ricordi di adolescenza), il 19 aprile era gelatina bloccata, non riuscivo a piegarla e nella rotula sentivo un dolore mai provato prima, forte, intenso, inevitabile, un dolore che ti chiudeva la gola, il dolore osseo del tunnel. Nei giorni seguenti piano piano sono riuscito a costruire piccole serie di isometria, 10 ogni ora, piccole serie per i glutei, 5 ogni ora, sudavo e facevo fatica, la gamba faceva male. Ero ancora un fiore ottimista. Ho lottato, litigato, ho messo duro lavoro: volevo partecipare alla Midnattsloppet il 18 agosto. L'ho fatto, un pezzo corsa, un pezzo camminata, ma c'ero.
Avevo un sogno correre la mia prima mezza con la prima mezza di Ale, il sogno si è infranto in una giornata di novembre con l'Alpin cup, quando Ale ha scelto Peppe per condividere il suo sogno. Pazienza. Poi è arrivata la mezza di Vigevano, la scarpa d'Oro, bellissima corsa, con una organizzazione degna di lode, anche li il sogno di una mezza, il sogno di un recupero ha iniziato a vacillare niente corsa e niente muro per il sottoscritto, zoppicavo, correvo rigido un fastidioso male al piede destro e alla caviglia sinistra mi torturava e si sommava ad un dolore intenso nel ginocchio "matto". La scarpa d'Oro è stata sicuramente un'esperienza, esperienza che mi ha fatto comunque capire che non è tempo e non è ora. 
Ale alla MCM si è divertita, molto, divertita perchè ha corso, nel termine corretto, ha corso per lei, per la sua andatura: "... ho corso con loro, affiancati, vanno piano 5.50". Io non riuscivo a farne 6.40: 1 minuto in più al km, un'eternità! Poi Genova dove Ale finalmente vola e chiude sotto le 2 ore.
Qualcosa si è rotto.
Oggi è stato per me giorno 2, giorno 2 è caratterizzato da correre mezz'ora il 15% più rapido del passo tenuto nei migliori 10 km della domenica. Oggi sono uscito, dopo il riscaldamento ad andature (per alzare il battito, devo correre partendo già in alto) ho corso un po' meno di 30 minuti, ma ho corso più di tre km, ho corso d'istinto e ho ritrovato il mio passo 5.50, così naturalmente senza forzare le gambe; ora il problema è il mantenerlo nel tempo, ma per quello si lavora. Le gambe finalmente ammortizzano, tutte e due, reagiscono, tutte e due, e la testa è libera, la testa oggi lasciava appoggiare i piedi senza controllarli, senza pensare. Lasciava che tutta quella impalcatura che abbiamo costruito in un anno e passa (compresi i plantari ortopedici) lavorasse al meglio, ai polpacci, massacrati in giorno 3, lasciava la spinta, lasciava che spingessero anche le dita dei piedi. Oggi tutto iniziava a girare come deve girare. Ma qualcosa s'è rotto.

Questo è un nodo Marchard, anche se molto poco nobilmente realizzato sulla gamba del mio ferro da stiro, per chi non è avvezzo ai nodi, questo nodo, realizzato nella versione monodirezionale (come nella foto), permette all'asola di scorrere in un solo senso. Anche io ho bisogno oggi del mio Marchard, ho bisogno anche io di essere sostenuto dal mio nodo che impedisca al sottoscritto di scivolare verso il basso, di cadere. Il bello del non è che chi ne ha bisogno è lo stesso che deve realizzarlo, e quindi, alla fine, si è nell'operato delle proprie mani e delle proprie capacità. Io non sono bravo a fare nodi con la corda figuriamoci dei nodi nella vita, però è arrivato il momento di provarci e di avere un piccolo nodo su un cordino da 10 che mi permetta di risalire, con tranquillità. 
Nel mio precedente post un amico, sincero, scrisse "Ripartire e riorganizzare i propri obiettivi è un primo passo per un grande viaggio." il problema vero è riuscire a organizzare il nuovo viaggio conservando gli attuali compagni di viaggio, o almeno quelli importanti, e questa è la parte difficile.
Dove porterà il mio nuovo viaggio non mi è dato di saperlo in questo momento, sicuramente oggi devo pensare a molte cose, a come alcune decisioni non debbano pesare sulle passioni di Ale, che occupa il posto dei posti nel mio viaggio. Ad oggi ho solo deciso di disintossicarmi, di lasciare che i cronometri, le grandi corse, le maratone, le mezze maratone, le ripetute diventino un affare privato, ho deciso di non condividere più i tempi e di non vivere più di corsa. Non cancello Facebook perchè alla fine mi piace e ritornerò, ma semplicemente non lo leggerò per un po' (amici che leggete il blog, scusate l'assenza, ma sono sempre io ed ho una mail che tutti conoscete). Così come per un po' nessuna corsa.
Per questo motivo il 10 maggio non sarò alla missione marziana, non sarò Shilo, o Milo, al fianco di Ale, sarebbe più semplice dire ho un impegno, non posso venire, ma la verità è un altra, non ho voglia di venire, di essere circondato da quel modo di cronometri, ripetute e maratone che oggi mi fa male, sarebbe facile rinunciare a ciò che piace fare e agli amici con cui sto bene dicendo non posso, ma io voglio dire non voglio. Non ci sarò e sono felice, per questa volta, di non esserci.

Un Biscottino in riparazione.


domenica 22 aprile 2012

Mezza maratona di Genova

Domenica si è corsa la MCM 2012, sulla finish line decisi che non avrei partecipato a "la mezza maratona di Genova". 
Correrla sarebbe stato un non senso, sapevo che mi sarebbe stato quasi impossibile finirla e del tutto impossibile finirla nel tempo massimo di gara.
Così, latitando tutta settimana, sono riuscito a far correre Ale senza tutto il mio peso e la mia presenza al suo fianco, finalmente libera. 
Così libera da fardelli ha potuto volare ed ha così chiuso con uno splendido 1.59:03 real time, suo PB sotto le due ore.
Ale è forte, atleticamente preparata e con una grande passione per questo sport, che la diverte, e tanto. In questi tempi la sua decisione di correre tutte le corse al mio fianco l'ha demotivata, ma, fortunatamente, la tappa alla MCM corsa con Fabrizio e gli atleti Abbraccio l'hanno nuovamente ricaricata riportando quella voglia, sana, di fare bene. Dopo domenica ha deciso di correggere il suo programma con il PT e le si sono  illuminate nuovamente le pupille. 
Sono felice di non aver corso, ed un po' non lo nego, nella mia decisione ha contribuito la volontà di di dare ad Ale la possibilità di un riscatto, di piombare nuovamente nel suo sport; detto in altri termini (in francese) volevo levarmi dal cazzo.
Oggi Ale è partita ed ha realizzato una corsa fantastica chiusa in un tempo di tutto rispetto oltre 10 minuti sotto il tempo fatto all'Alpin cup con il pacer Peppe. 

Questa cosa mi riempie di immensa gioia e  felicità. 

Oggi la mia assenza mi ha fatto felice, ma mi ha anche fatto capire che è tempo di cambiare, di dare un new deal, reale, alla mia vita, di lasciare la possibilità ad Ale di volare e di realizzare quella frase che Peppe ogni volta le ripete "lo dico a te, a lui non parlo neppure, a quando la 42?" Peppe ha visto lungo! Ora Ale vola per me.






Un saluto a tutti i marziani Genovesi, complimenti a Peppe e Marino per il loro P.B. e al Bigno per il suoi 100km.

Ci rivedremo, un giorno ...