Biscottino è il nome che mi sono dato da fotografo, con questo nome corro coi Podisti da Marte. Andrea è il nome che porto nella vita, vita che con me è stata gentile mi ha dato amaro e dolce, luci ed ombre, amore ed odio.

venerdì 6 gennaio 2012

Il 2011, addio

Il 2011, che anno! 
Tante cose sono successe e tante cose non sono successe. Il 2011 è iniziato sugli sci, finalmente ho rimesso i miei adorati sci dopo tantissimi anni di inattività ed ho portato anche Ale a sciare, dopo qualche lezione teorica e piccoli affinamenti è riuscita a fare i suoi traversi a sci uniti con curva a spazzaneve, che bello rivedere la neve, il ghiaccio sul volto, il freddo e zigzagare per le piste innevate. Purtroppo la situazione ci ha fatto sciare solo su piste molto frequentate e quel silenzio irreale, dato dalla neve, e rotto solo dalle proprie lamine non sono riuscito a ritrovarlo, ma lo ricordo bene è ancora ben presente nelle mie orecchie.
Questa giornata però si è conclusa con una piccola e stupida caduta, manco sciando, che ha segnato poi tutto il corso del 2011. 
Era il 22 gennaio.
Questo giorno il mio ginocchio sinistro si è stufato di rimanere senza legamento crociato e mi ha mandato un segnale chiaro, graffiando irrimediabilmente i menisco laterale, che voleva essere riparato. Allora dopo un po' di visite e una attenta meditazione durata un 5, 10 minuti al massimi si è deciso per intervenire, ricostruire i crociato e riparare questo menisco. Un unico cruccio le mie corse, piccoli eventi stupidi che fanno gioia. Avevo già in programma tre corse a cui tenevo parecchio: Stramilano con i miei nipoti, MCM a staffetta con Marinz, Ale e Davide, Middnatsalcazzo a Stoccolma.
Consultato l'ortopedico fissiamo l'intervento per il 18 aprile che mi permette così di pensare a recuperare per la Stramilano e la MCM, ma poche possibilità per la Middnatsalcazzo.


Alla fine un po' di impegno, un po' di fortuna ed eccomi schierato - in ritardo grazie a mia sorella - alla Stramilano 2011 con Ale, i miei nipoti (A ed E) e mia sorella. Mi sono corso questi 5 km alla grande, divertendomi, senza nessun assillo se non non perdere i bambini nel casino. Pochi giorni dopo eccomi anche alla MCM a correre la mia tappa di 7 km, l'ultima, raggiungendo in P.zza Castello i miei compagni della staffetta.

Mi spiace solo che la mia tappa è stata la più lenta, ma io sono già goffo e impacciato di mio quando sono sano, quando sono rotto è ancora peggio. Mi piacerebbe dire ai miei compagni quest'anno andrà meglio, ma sempre lento sarò.
Ci sono state però anche le cose che non ci sono state.
Molte missioni marziane saltate per via della gamba, molte corse non fatte, molti obiettivi non raggiunti.
E in questi frangenti capisci che quando ti devi fermare non hai alcuna alternativa che non stare a guardare, guardare i tuoi amici, la persona che ami. E' stano, è strano come cerchi di spiegare ciò che si prova, ma non riesci, non riesci proprio. Tu racconti del tuo disagio, della stranezza, ma loro non riescono a capire, giustamente drogati ed inebriati del momento. Faccio mio le parole di oggi di Antonio Capasso "...dopo ogni gara che seguo l'unico rimpianto è di non averla corsa!!" 
E così per un bel po' l'anno è stato un grande rimpianto, ci sono stati momenti anche molto difficili, momenti in cui la rotta si era smarrita. Poi però la calma dopo la tempesta, ha riportato la mia grande nave sulla sua giusta rotta. 
E così oggi posso guardare a questo anno come ad un anno meraviglioso. 
L'infortunio mi ha obbligato a guardarmi, a guardare l'insieme muscolo scheletrico del mio corpo, un tempo  giovane, forte ed atletico, ma mi ha obbligato a guardare che troppi anni di stop e poche malattie, ma gravi, lo hanno leggermente stortato. Il recupero mi ha permesso di iniziare a lavorare proprio su questo e nel farmi diventare leggermente migliore. Oggi sono in equilibrio come un tempo, corro meglio, ho corretto i problemi ai piedi e posso pensare seriamente a pormi degli obiettivi per l'anno che verrà. Il 2011 ha visto anche la chiusura della mia vicenda legale legata alla separazione, ormai tutto è finito, non c'è più nulla da dividere, non c'è più nulla da spartire e quindi da farsi "rubare".
Dimenticavo, il 13 agosto alla fine alla Midnatsalcazzo ci sono andato e l'ho anche finita, in molti pezzi non ho potuto correre; le salite, ma soprattutto le discese, erano per la mia gamba proibitive e dolorose di corsa. Ho fatto un tempo pessimo, da vergogna, ma chi se ne importa il mio sogno di riprendere a correre si era avverato e per un attimo, per un momento, ho pensato di essere un atleta anch'io. Al traguardo ho trovato Peppe, amico fidato e al quale voglio un sacco di bene, che mi aspettava. Quanta gioia a vederlo li che mi urlava (sicuramente qualche cazzata).
Dal 2012 non posso chiedere nulla di più di ciò che ho avuto nel 2011. 







domenica 18 dicembre 2011

Che splendido week end

Che meraviglia, oggi s'è terminato un week end splendido che mi ha regalato emozioni a non finire e mi ha insegnato un sacco di cose.
Ieri abbiamo vissuto, intensamente, la disabilità, ne abbiamo appreso alcuni aspetti sconosciuti. Oggi invece abbiamo visto la forza dell'amore, l'amore quello vero, l'amore di una mamma, speciale secondo me, verso il suo bambino, unico, bellissimo, speciale.
Tutto è iniziato con una marcia podistica non competitiva alla quale abbiamo partecipato, scopo, divertirci e correre per la prima parte di quei 50 minuti che mi spettavano come compito a casa della domenica. Ci siamo ritrovati in piazza Castello, ma pensa che stranezza, e li abbiamo iniziato la corsa lunga più o meno cinque chilometri. Abbiamo corso a ritmo libero, lento, piacevole, riuscivamo a parlare ed a scherzare. Poi l'ultimo pezzo, la mitica via Dante, teatro degli allunghi dei podisti da Marte. Oggi invece, questa bellissima via, vestita a festa per Natale, ha visto una grossa frenata dei podisti da Marte, tutti ci siamo fermati, tacitamente, senza nessun premeditazione, ad aspettare Simona, la Regina delle nevi, con il suo splendido Nick. L'abbiamo attesa e le siamo anche andati incontro, l'abbiamo vista arrivare ed insieme abbiamo corso quella via, incitando ed inneggiando a Nick, Nick era li, davanti a noi, e primo fra tutti stava andando veloce verso il gommone dell'arrivo. 
Oggi ho imparato che quell'amore smisurato mi ha regalato il più emozionante e commovente arrivo.
Sono fiero di essere immeritatamente circondato da persone splendide, con sentimenti veri e così alti ideali. Sono un uomo fortunato.
Dopo aver vissuto tutto questo oggi e tutto ciò che vi ho già raccontato ieri, non posso non andare con la mente ai miei week end di 3 anni or sono, quando erano dominati dalla noia e l'unica cosa che mi rendeva felice era poter lavorare in modo da non subire l'odiata TV.
Quei tempi sono passati e restano solo ricordi per me, oggi ho la fortuna di poter riempire i miei week end con persone che portano solo amore e solidarietà.
Che bello vivere queste emozioni con la donna che amo.

Sono un uomo fortunato.

sabato 17 dicembre 2011

Nidondolo

Che giornata oggi, giornata dalle forti emozioni. Questa giornata è iniziata, purtroppo, con la notizia butta della morte di un mio amico nella notte, proprio ricoverato da novembre in quell'ospedale che mi avrebbe visto presente per una bellissima evenienza poche ore dopo. Celestino, nella notte ci ha lasciato, ci vedevamo poco ultimamente, ma abbiamo condiviso per anni lo spazio angusto e stretto dello stesso piccolo ufficio fumoso di un anonimo palazzo di Telecom Italia. Che dire, la vita è così, terribile, ingiusta, senza pietà, ma bisogna accettare senza riserve il fatto che due sono gli eventi sicuri di una vita: la nascita e la morte.
La giornata però alla fine s'è indirizzata correttamente, la barca ha virato ed il vento, in poppa, ha finalmente gonfiato lo spinnaker della felicità e la gioia s'è impossessata di noi.
Eccoci finalmente, con gli amici, con i cari amici che condividono le mie gioie, ed a volte ascoltano i miei dolori, nella piazza del Niguarda, l'ospedale che ha ospitato Celestino per un po', dove abbiamo donato una meraviglia: un nidondolo o meglio un nidondolino. Fino a ieri non sapevo neppure che cosa fosse, ma anzi non ne conoscevo neppure l'esistenza. Così l'ho visto entrare, piccolo, semplice e colorato. Accattivante con i suoi colori sgargianti, proprio come un podista o meglio un runner, che con i colori sgargianti cerca di accattivare l'attenzione dei passanti. Eccolo il nidondolo: bello! 
Ho imparato anche che il nidondolo aiuta psicologicamente il piccolo malato dove può giocare autonomo e rafforzare il suo io. 
Oggi mi hanno insegnato che spesso ci fermiamo a vedere la superficie della disabilità, non andiamo in profondità. Oggi ho imparato che disabilità vuol dire, non solo, sofferenza fisica, ma anche psicologica e che gli aiuti ad accettare la disabilità devono essere erogati sotto tutti questi aspetti.
Il personale del reparto di unità spinale ci ha donato un pranzo - buonissimo - ma immeritato, perché noi, alla fine, facciamo, nel pieno della nostra normalità, azioni che ci divertono e che siamo ben felici di farle. 
I mille grazie ricevuti oggi mi hanno convinto che ad ogni missione siamo un pochino migliori di quanto lo fossimo prima e che un piccolo tassello di bontà e conoscenza si impadronisce di noi e non ci lascerà più per tutta la vita.
Accidenti! che strano, sono qui a dire ancora grazie a questo gruppo stupendo di persone, ma mi rendo anche conto che nella missione, così come nella posa, i veri protagonisti non siamo noi "Podisti da Marte", ma sono le persone che aiutiamo.
Quanto vale un sorriso? 
Un sorriso non ha prezzo, beh oggi per quanto mi riguarda vorrei regalare questi sorrisi al mio amico Celestino. 

venerdì 16 dicembre 2011

Missione numero 32 Archè. Compiuta

Il governo della bandana ci ha lasciato, ora è il tempo del governo del rigore. L'Italia è in recessione. La crisi economica-finanziaria sta soffocando l'Europa. L'Euro sarà ben presto soppiantato dal Bosso.

Queste sono le notizia, più o meno, che leggiamo ogni giorno sul giornale. Ogni giorno la stampa nazionale sta cercando di inculcarci nella testa che tutto sta andando male, e forse sarà vero, ma allora perché ieri sera ho assistito ad un altro miracolo (e questa volta senza la bandana). Perché ieri sera alle 19.00, nonostante il freddo, la nebbiolina e la recessione, un gruppo di valorosi si è comunque riunito nei pressi di P.zza Castello, storico luogo, ed ha corso a passo libero per circa 6 km al grido di guerra "auguri e buon Natale", perché ho visto tanti sorrisi. La risposta non la so, credo che la risposta stia nei nostri cuori, che quella emozione l'abbiamo vissuta, credo anche che sia necessaria una ribellione forte al senso di pessimismo e di tristezza che da ogni lato ci vogliono far trasparire. Credo che sia bello trovarsi tra amici, uomini e donne vere, sorridere, chiacchierare, socializzare lasciando a casa per almeno un ora al mese i palmari, gli AIPAD, gli AIFON e tutte le altre diavolerie, scoprire che è più bello baciare un amico con affetto che pigiare il bottone mi piace.
Poi oggi ho rivisto le immagini, ho guardato questa marea di persone che invadevano l'austera capitale economica d'Italia, la fredda Milano. 
Ho letto che sono stati ricavati, in quell'ora, oltre 1600 euro di donazione che vanno a bimbi meno fortunati di noi.
Potevo stare a casa, al caldo, a giocare con il PC e a spargere mi piace su FEISBUC, invece, ho scelto di esserci, di appartenere a questo piccolo miracolo, di vedere gli amici, di vedere seri professionisti correre vestiti da alberi e correndo, ho visto anche lei Maria "Laura Amisangeles" che telefonava placida e tranquilla all'arcangelo Gabriele comunicando che finalmente Paolo è nato, così potrà far compagnia a Luca.
Grazie amici miei, avete cambiato la mia vita ed oggi sono un filo più felice di ieri.

giovedì 15 dicembre 2011

Arrivederci ...

Ciao Tonino, non ci conoscevamo personalmente, io apprezzavo la tua arte, tu apprezzavi i miei scatti.

Abbiamo riso e scherzato per email e sui forum di fotografia. 
Ho sofferto la tua assenza ed ora soffro ancor di più sapendo che la tua gioia non tornerà, almeno su questo mondo. 

Sono sicuro che un giorno ci incontreremo e potremo finalmente scattare qualche foto assieme, per ora mi manchi e voglio ricordarti così, sorridente e protratto alla vita.

Buon viaggio.

mercoledì 7 dicembre 2011

Stasera niente corsa

Ci sono giornate che iniziano male, altre iniziano bene, alcune, invece, iniziano strane. Quella di oggi è iniziata strana. Premetto per tutti gli amici corridori che leggeranno che non parlerò di corsa, ma non parlerò neppure del mio ginocchio - ormai in secondo piano, come accade per tutte le notizie o le cose del mondo - e non parlerò neppure di centimetri da recuperare sui quadricipiti.
Insomma, oggi è cominciata strana. E' iniziata come capita a volte con dei pensieri che volano, che appaiono e "spaiono" nella mente come accade per le nubi nel cielo. 
Stamattina mi sono svegliato ed ho realizzato che nella giornata di domani farò il rogito della mia casa in Vigevano, o forse sarebbe meglio dire la mia mezza casa, nella giornata di domani anche l'ultimo tassello, l'ultimo rinvio verrà superato, domani la mia vita prenderà totalmente un nuovo corso e tutto ciò che è stato, o che mi legava alla mia precedente vita, non sarà più nel mio libro dei cespiti. 
La mia mente allora, portata dal vento dei miei pensieri, mi ha riportato al quel 9 ottobre del 2009, che ormai sembra lontanissimo, ed a come le piccole cose possono cambiare, per sempre, una vita. Quel giorno un piccolo gesto ha svegliato un sentimento che rimaneva nascosto e ha permesso il realizzarsi di un sogno, coccolato ed accudito nelle profondità siderali - dove si tengono i segreti inconfessabili - del mio cuore.
E' facile leggendo pensare che nella profondità del mio cuore ci fosse lasciare mia moglie, ma così non era. Nella profondità del mio cuore c'era la possibilità di avere una compagna nella vita che vivesse ogni giorno assieme a te.
Pensavo ancora a quel piccolo gesto, un bacino, e quante cose ha innescato quel bacino. Pensavo alla Festa's house e alle notti passate da solo tra le mura e le giornate passate con lei. Pensavo anche ai giorni difficili di sofferenza e di dubbi, anche se un dubbio non ha mai adombrato la mia mente, mai ho dubitato di non amarla.
Oggi è stata la giornata così, affogata nei bei ricordi di quel lontano 9 ottobre e agli eventi veloci che si sono susseguiti dopo. Ho ricordato la nostra prima nevicata, osservata da quella strada dove oggi parcheggiamo l'auto. 
Verso la fine dell'anno è solito per noi esseri umani fare il consuntivo di un anno che è passato e avere i propositi ed i desideri per l'anno che arriverà: io farei la firma subito per avere un 2012 bello come il 2011.
Insomma tra questi mille e mai più mille pensieri, alla fine, resta vivo il pensiero del ricordo. Resta vivo il pensiero che sono un ometto fortunato. 
Stasera cenavo con amici e la casualità ha fatto si che si parlasse un po' della nostra separazione partendo dalla constatazione di quanto questa sia costosa. Alla fine, anche in quello sono stato fortunato, grazie a due genitori indescrivibili pur avendoci rimesso molto - alcune cose sono perse per sempre - ho la fortuna di ritrovarmi nelle stesse condizioni economiche precedenti alla separazione, di vivere in una casa piccola e calda, accogliente e fatta a mia(nostra) misura ed immagine.
Stasera, al rientro dalla cena, volevo esercitarmi sui nodi doppi inglesi, invece, ho sentito il bisogno di raccontare questa giornata così, di fermarmi, di guardare con gli occhi la bellissima donna che amo e di guardare con il cuore l'amore che provo per lei. L'effetto di questa visione è perfettamente allineato alla giornata, la visione è strana, con gli occhi vedo una donna bellissima, che mi ama e che gioca in mutande con l'iPhone, mentre con il cuore vedo sempre una donna bellissima, vedo l'amore che provo per lei che accresce ogni giorno, ma non vedo la fine di questa rampa, non riesco ad immaginare un giorno della mia vita senza che io la ami un filo di più.
Ora vado a dormire, buonanotte a tutti voi.

domenica 27 novembre 2011

Paris, Île de France, (FR) - 29123

Ho preso spunto da un'idea di un amico, che ha messo come titolo del suo ultimo posto sul blog il numero di pettorale della sua prima mezza maratona tentata, i suoi primi forse 21 km.
Anch'io ho deciso di mettere nell'oggetto il numero del mio pettorale della mia forse prima maratona, dei miei forse 21 km, nel mio caso l'incertezza non è solamente una incertezza di tipo atletico, dove gambe, testa e fiato devono andare all'unisono per finire questa corsa, ma nel mio caso centrano anche difficoltà soggettive, dubbi e motivazioni.
Queste settimane sono state molto difficili per me, settimane dure, settimane dove un intero progetto di vita, che vedeva il suo goal proprio in questa mezza maratona è stato spazzato via nel tempo in cui una libellula batte un colpo di ali. In realtà, i segnali, perché questo progetto fallisse erano ben presenti da tempo, soltanto la mia ingenuità ed il mi ottimismo mi hanno fatto pensare per tutti questi messi che potesse concretizzarsi.
Io ho dei problemi, parecchi problemi, ma un problema su tutti mi assale fin dai tempi più remoti: è la sindrome di Calimero; io mi sento sempre ed ovunque inadeguato.
Mi sento inadeguato ogni giorno al lavoro, quando parlo con i miei amici, quando scrivo su questo blog. A volte mentre parlo, mi vedo sempre piccolo, bambino, che viene guardato e deriso dai suoi interlocutori, brutto vero? arrivare alla veneranda età di 44 anni sonati e vedere il mondo con gli occhi di un bambino, insicuro, inadeguato.
Questa cosa mi ha sempre accompagnato, con i suoi alti e bassi, come accade con tutto nella vita, ormai ci convivo da sempre.
La logica conseguenza di questa cosa è che il mio problema fa di me l'eterno perdente, l'eterno Paperino della mia vita reale. Io sono sempre dietro. 
I fatti duri della mia separazione, l'aggressività delle vicende giudiziarie ad essa legate, hanno ridotto leggermente la fase Calimero, ma alla fine, come il famoso divano di Fabrizio, essa torna. Piano piano noi torniamo sempre alle nostre origini, al nostro equilibrio.
Chi non si ricorda Fantozzi, ad ogni tentativo di ribellione tornava ad essere più "pecora" di prima. Se vogliamo citarla diversamente il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Ho sempre pensato che una cosa che potesse tenere bassa la sindrome di Calimero fosse avere degli obiettivi, anche stupidi, che però sembrano importanti che ti galvanizzano, che ti fanno pensare di essere "grande" o per lo meno all'altezza degli altri.
Io ed Ale abbiamo 9 anni di differenza, classe 1967 per me, questi 9 anni, con il tempo, diventeranno un grande delta, non posso non pensare che quando avrò 50 anni lei avrò ancora meno dell'età che ho io oggi. Non potrò non pensare che arriveranno giorni che non potrò più fare con lei ciò che lei vorrà fare. 
Ale corre da tanto, ma mai aveva affrontato la distanza di 21 km, la mezza, avevano iniziato assieme a preparare la nostra mezza, la corsa che ci avrebbe unito, passo dopo passo, difficoltà dopo difficoltà. La grande incognita, io avrei potuto sorreggere lei e lei avrebbe sorretto me nei momenti di difficoltà. Uniti nella corsa come uniti nella vita.
Poi il 22 gennaio, il mio ginocchio, già non proprio sano di suo fa "clack" - quei clack malsani, quelli che preoccupano - e da li inizia il mio percorso per rimettere in sesto una gamba che non mi avrebbe portato molto lontano, sicuramente non avrebbe retto i ramponi o gli sci, ma non avrebbe retto neppure la corsa lunga su strada.
Nei giorni successivi, Ale mi comunica che avrebbe utilizzato il mio personal trainer per prepararsi più scientificamente alla corsa, per arrivare alla mezza maratona.
Da li cominciai a capire che il mio sogno stava piano piano per svanire. Avrei dovuto capire chiaramente il messaggio che stava arrivando, o meglio lo stavo capendo benissimo, ma per tutti questi mesi ho fatto finta di non sentirlo, non volevo sentirlo. Ero sicuro, così sicuro che la mia Ale mi avrebbe aspettato, che avrebbe voluto correre a Parigi, che avrebbe voluto me al suo fianco a sorreggerla passo dopo passo nell'avventura dei 21 km. 
In cuor mio lo speravo tanto. Sarebbe stata l'occasione di non essere l'eterno secondo, di non essere ancora una volta inadeguato, di non essere sorpassato, perdente. 
Certo si trattava di rimandare per un po', ma poi alla fine mi diceva sempre che l'esordio deve essere fatto in una bella corsa e non vedevo belle corse.
A fine dell'estate ha iniziato a raccontare che Cesano Boscone potrebbe essere una buona mezza per provare, vicina a casa, tranquilla.
Ciò che ormai da mesi sentivo andava rafforzandosi. Il cuore mi diceva "la farete assieme", la testa mi diceva "anche stavolta non ce la fai".
Per un qualche giorno pensavo di farcela: a Cesano Boscone la mezza non c'era più. Non avevo fatto i conti però con un'altra gara, che non era proprio sotto casa e forse neppure tranquilla, ma ormai la voglia dei 21 in Ale superava ogni cosa. Così un giorno mi dice che potremmo correre assieme l'Alpincup, io la 10 le la mezza.
In quel giorno già iniziai a perdere la voglia di "gare", iniziò un filo a darmi il vomito l'idea dello start, del percorso, del PB, del passo etc.
Peccato ritornare di colpo nel limbo dei secondi, in un cero qual modo - anche se il termine è troppo pesante - dei falliti. 
Arrivò Cesano. La fortuna giocò a mio favore quello giorno, grazie a un po' di naso chiuso e brutto tempo riuscii a evitare accuratamente la corsa, ormai l'idea di correre a fianco di Marinz e C non mi entusiasmava più. Poi venne l'Alpincup e come l'ho saltata è già stato descritto accuratamente in un mio precedente post.
Il giorno dell'Alpincup credo rimarrà dentro di me per tutta la mia vita, è stato il giorno in cui definitivamente il castello crollava, le mura e i barbacani non ressero all'impatto e la fortificazione, creata in me dalla certezza di correre con Ale la nostra prima mezza, si ruppe. Quel giorno avrei voluto non essere li, ma altrove, avrei voluto essere in qualunque altro posto del nostro pianeta. Quel giorno tutto andò male per me.
Mi sono dovuto alzare di buon'ora, accompagnare Ale sul "luogo del tradimento", salutare Peppe ed altri, avere la conferma di essere estraneo, persino Ale non s'è accorta della mia presenza sulla linea di partenza, ho dovuto attendere due ore, da solo al freddo, che la mia tragedia personale finisse. In aggiunta già a questo ho pure incrociato Ale e Peppe circa al 17esimo Km ed è stata una vera coltellata. Alla fine ho visto la gioia di Ale, ho visto l'abbraccio - sportivo - di felicità che ha dato a Peppe, mi si è spezzato il cuore.
Che pessimo ricordo che ho, e come odio quel maledetto parco Nord, sarà pure bellissimo, ma personalmente, credo, che non ci metterò più piede di mia spontanea volontà.
Ho assistito, così, alla fine delle mie speranze, del mio sogno.
Qualcuno leggendo i miei post mi disse "non puoi essere geloso di Peppe" ed infatti non lo sono, Peppe ha fatto quello che doveva fare, ero deluso da Ale. Alla fine, però, ripensandoci, anche Ale ha fatto quello che doveva fare. 
Ed io? bhè, io sto facendo i conti con me stesso, ma saprò fare quello che devo fare?
La sensazione che ho provato nei primi momenti è stato di tradimento, Ale aveva tradito le mie speranze, i miei sogni e questa cosa mi faceva molto, ma molto, male. Passata questa sensazione ho provato smarrimento, che poi è quello che provo ancora oggi. Provo lo smarrimento di chi ormai non sa più cosa condividere, che non sa più cosa fare. 
E' bello oggi poter scrivere in libertà, senza freni come se fosse una liberazione interiore, ciò che si prova. Oggi con Ale abbiamo parlato molto di questo fatto, oggi lei sa esattamente cosa ho provato e cosa provo ed io so, ma ho sempre saputo, cosa l'ha spinta a farlo.
In serata abbiamo acquistato i biglietti aerei e prenotato l'hotel per la mezza maratona di Parigi, io nella testa ho ancora molta confusione, alla fine questa mezza la dovrò correre (volente o nolente), ma cosa proverò sia durante il percorso sia al traguardo è una grande incognita. C'è molto tempo, il tempo cura ogni male ed ogni dolore, e ciò che proverò lo saprò solamente domenica 4 marzo, certo è che dovrò rivedere quel giorno in un ottica molto più egoista, se mi andrà di correre dovrò farlo per me e solo per me, così come la felicità di aver corso dovrà essere solo mia. 
Sicuramente so che avrò al mio fianco un pacer eccezionale, ma io non dovrò far altro che correre, non sarà più  l'avanzare passo dopo passo che mi immaginavo nella mia visione romantica di quella corsa e forse di tutte le corse. 
Per lei non ci sarà più l'incognita dietro ogni passo da condividere con me, i passi li ha già compiuti tutti uno in fila all'altro nel Parco Nord, ha scelto di condividere quelle incognite con Peppe.
E' chiaro che questo episodio non ha cambiato minimamente i sentimenti che provo per Ale, lei continua spesso a leggere i miei pensieri, ed è in sintonia con me. Io l'amo più di me stesso.
Ora, però, devo trovare il modo di uccidere Calimero, che si è molto rafforzato in me, mi sarà difficile trovare qualcosa di unico da condividere con Ale, che mi permetta di sentirmi forte ed adeguato. 
Questo è un momento difficile. 
Per ora ho fatto mio l'obiettivo di far crescere la mia gamba Sx e a questo mi sto dedicando al 100%, la cosa mi fa anche correre poco e, onestamente, non sono dispiaciuto di ciò.
Mi spiace di avervi tediato per l'ennesima volta con i miei problemi personali, ma io l'avevo detto all'inizio, queste righe sono per me lo sfogo, la possibilità di buttare parole, anche sconclusionate a volte, nel vento dell'oblio sapendo che poche persone lo leggeranno, perché alla fine i perdenti non piacciono a nessuno.